Nel salone delle riunioni della Casa del Mutilato furono posti, tra il 1940 e il 1941, cinque pannelli a mosaico, nati con intento celebrativo del regime fascista, dei quali è innegabile il grande valore artistico e l’importanza che rivestono nella storia del mosaico moderno. Essi furono quasi immediatamente celati per proteggerli dai bombardamenti alleati e poi tenuti nascosti.

Il salone delle riunioni della Casa del Mutilato possiede il più importante ciclo musivo novecentesco del ravennate, realizzato tra il 1940 e il 1941, su cartoni dei pittori Anton Giuseppe Santagata e Giovanni Majoli.

I cinque pannelli musivi nel Salone d’onore (adesso Salone dei Mosaici), ambiente di notevolissimo pregio architettonico e decorativo, vennero allestiti con l’intento di stabilire la continuità fra l’Impero romano e il Fascismo , di rendere omaggio allo spirito combattentistico della Prima Guerra Mondiale e di glorificare le guerre combattute dal Regime fascista : Guerra D’Africa ( 1935-1936) e la Guerra di Spagna (1936-1939).

I mosaici sono opera dei maggiori maestri mosaicisti del secolo scorso, tutti formati alla Scuola del Mosaico dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna.

I tre pannelli della parete principale furono realizzati da Renato Signorini in collaborazione con Werther Focaccia e Libera Musiani, su cartoni di Giovanni Majoli, ravennate che insegnava all’accademia di Belle arti di Venezia, e rappresentano tre grandi guerre: la Prima Guerra Mondiale, la Guerra d’Africa e la Guerra di Spagna. Majoli guarda al modernismo monumentale di Sironi e Severini, senza dimenticare la lezione cubista e futurista, creando tre scene che ben si adattano ad essere tradotte in mosaico. Per il pannello della I Guerra mondiale vennero raccolti ciottoli sulle rive del Piave per il loro valore simbolico (dal fronte sul fiume Piave partì la riscossa dell’esercito italiano), frantumati poi in tessere.

Nella parete minore della sala è visibile un altro pannello, realizzato su cartone del genovese Anton Giuseppe Santagata , autore di molte opere nelle Case del Mutilato in Italia, da Antonio Rocchi e Ines Morigi Berti.

Le scene affidate a Santagata, che occupavano due pannelli sovrapposti a sviluppo orizzontale sul lato corto del salone, rappresentavano la partenza di Giulio Cesare da Ravenna per la marcia su Roma, con riferimento ai versi danteschi dedicati all’attraversamento del Rubicone, e la marcia su Roma del 1922 con Mussolini trionfante a cavallo.

I soggetti prescelti alludevano alla continuità tra il fascismo e l’antichità romana imperiale, spingendo l’identificazione tra Mussolini e Cesare anche sul piano della somiglianza fisica.

Il pannello inferiore, di cui rimane il bozzetto preparatorio, fu smontato e distrutto nel dopoguerra e al suo posto fu ricavata una nuova porta d’ingresso al salone, richiusa durante recenti restauri. Rimane il pannello superiore, che rappresenta, con stile monumentale e accademico, Giulio Cesare a cavallo sullo sfondo di Ravenna, riconoscibile dai monumenti dell’epoca d’oro giustinianea e dal porto.

Il mosaico rappresenta Giulio Cesare a cavallo che varca il Rubicone. Sullo sfondo della scena si intravede una città turrita: una stilizzazione di Ravenna con i suoi monumenti e il porto. I tratti del volto del cavaliere sono chiaramente ispirati a quelli di Mussolini. Qui lo stile è più tradizionale, con un’impostazione classica della scena.

Un secondo pannello, ora perduto, si trovava sotto questo e rappresentava il Duce durante la marcia su Roma. Ma alla fine della guerra e con la caduta del Regime fascista, venne prima danneggiato poi smontato e forse demolito per far posto ad una nuova apertura di accesso alla sala.I pannelli della Casa del mutilato sono tra i più rappresentativi di un periodo, che coincide col Ventennio fascista, in cui il mosaico prese nuovo slancio, come arte sociale e collettiva assimilata alla pittura murale, in grado di veicolare nel modo più efficace i grandi temi e i contenuti propagandistici di regime.

I mosaici dopo un lungo oblio vennero riportati alla luce nel 1994 e restaurati, e ora sono finalmente visibili.

“Quando vidi per la prima volta i mosaici ravennati, mi apparve subito l’analogia negli intenti e nei mezzi fra l’arte di quegli antichi artigiani e quella cosiddetta moderna, che comincia con gli Impressionisti. Così certe deformazioni matissiane, per esempio , rammentano le figure di certi Messali dell’ epoca carolingia e merovingia; certe figure di Cézanne e di Van Gogh rammentano il ritratto di Massimiano od altri mosaici di Ravenna e più tardi cubismo e futurismo rammenteranno, sempre negli intenti e nei mezzi, l’epoca bizantina”.

Gino Severini, 1931

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